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La Convenzione ILO 169 su popoli indigeni e tribali
 

C169 Convenzione su Popoli indigeni e tribali, 1989

Convenzione concernente Popoli Indigeni e Tribali in Stati indipendenti (Nota: Data di entrata in vigore: 05.09.1991); Convenzione: C169; Luogo: Ginevra; Sessione della Conferenza: 76; Data di adozione: 27.06.1989; Vedi gli Stati che hanno ratificato la Convenzione (Sul sito dell'ILO)

Parte I. Principi generali | Parte II. Terre | Parte III. Occupazione e condizioni di lavoro | Parte IV. Formazione professionale, artigianato e agricoltura | Parte V. Previdenza sociale e sanità | Parte VI. Istruzione e mezzi di comunicazione | Parte VII. Contatti e cooperazione transfrontalieri | Parte VIII. Amministrazione | Parte IX. Disposizioni generali | Parte X. Disposizioni finali
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La Conferenza generale dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro,
La Conferenza generale dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro,
Convocata a Ginevra dal Consiglio d'Amministrazione dell'Ufficio internazionale del Lavoro, e riunitasi il 7 giugno 1989 nella sua settantaseiesima sessione,
Considerando le norme internazionali enunciate nella convenzione e nella raccomandazione del 1957, riguardanti le popolazioni aborigene e tribali;
Ricordando i termini della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, del Patto internazionale sui diritti civili e politici, e dei numerosi strumenti internazionali sulla prevenzione della discriminazione;
Considerando, alla luce dell'evoluzione del diritto internazionale posteriore al 1957, e dei mutamenti della situazione dei popoli indigeni e tribali, intervenuti in tutte le regioni del mondo, l'opportunità di adottare nuove norme internazionali in argomento, allo scopo di eliminare l'orientamento, mirante all'assimilazione, della precedente normativa;
Prendendo atto dell'aspirazione dei popoli in questione al controllo delle istituzioni, dei modi di vita e di sviluppo economico loro propri, nonché alla conservazione e sviluppo della propria identità, della propria lingua e della propria religione, nell'ambito degli Stati in cui vivono;
Considerando che, in molte parti del mondo, questi popoli non riescono a godere i diritti fondamentali dell'uomo nella stessa misura della restante popolazione degli Stati in cui vivono; e che le loro leggi, i loro valori, le loro consuetudini e le loro prospettive hanno di sovente subito un'erosione;
Richiamando l'attenzione sul peculiare contributo dei popoli indigeni e tribali alla diversità culturale ed all'armonia sociale ed ecologica dell'umanità, come pure alla cooperazione ed alla comprensione internazionali;
Considerando che le disposizioni seguenti sono state scritte con la collaborazione delle Nazioni Unite, dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, dell'Organizzazione delle nazioni unite per l'educazione, la scienza e la cultura, e dell'Organizzazione mondiale della sanità; come pure dell'Istituto Indigenista Interamericano, ai livelli confacenti e negli ambiti loro rispettivi, e che s'intende proseguire questa cooperazione al fine di promuoverne e d'assicurarne l'applicazione;
Avendo deciso l'adozione di diverse mozioni riguardanti la parziale revisione della convenzione (n° 107) riguardante le popolazioni aborigene e tribali, questione costituente il quarto punto all'ordine del giorno della sessione;
Avendo deciso che tali mozioni prenderanno la forma di una convenzione internazionale modificante la convenzione sulle popolazioni aborigene e tribali del 1957,
adotta in questo giorno ventisette del mese di giugno del millenovecentottantanove, la seguente convenzione, che sarà denominata Convenzione del 1989 relativa ai popoli indigeni e tribali.

Parte I. Principi generali

Art. 1
1. La presente convenzione si applica:
a) ai popoli tribali che, nei Paesi indipendenti, si distinguono dalle altre componenti della comunità nazionale per le condizioni sociali, culturali ed economiche, e che si reggano totalmente o parzialmente secondo le consuetudini o le tradizioni loro proprie, ovvero secondo una legislazione speciale;
b) ai popoli che, nei Paesi indipendenti, sono considerati indigeni per il fatto di discendere dalle popolazioni che abitavano il Paese, o una regione geografica cui il Paese appartiene, all'epoca della conquista, della colonizzazione o dello stabilimento delle attuali frontiere dello Stato, e che, qualunque ne sia lo status giuridico, conservano le proprie istituzioni sociali, economiche, culturali e politiche, ovvero alcune di esse.
2. Il sentimento di appartenenza indigena o tribale deve considerarsi criterio fondamentale per la determinazione dei gruppi a cui s'applicano le disposizioni della presente convenzione.
3. L'uso nella presente convenzione del termine "popoli" non può essere in alcun modo interpretato come avente implicazioni di qualsiasi natura per ciò che riguarda i diritti collegati a detto termine in base al diritto internazionale.

Art. 2
1. È compito dei governi, con la partecipazione dei popoli interessati, sviluppare un'azione coordinata e sistematica finalizzata alla tutela dei diritti di questi popoli ed alla garanzia del rispetto della loro integrità.
2. Questa azione deve comprendere misure miranti:
a) ad assicurare che i membri di detti popoli beneficino, su un piano di uguaglianza, dei diritti e delle opportunità che la legislazione nazionale accorda agli altri componenti della popolazione;
b) a promuovere la piena realizzazione dei diritti sociali, economici e culturali di questi popoli, nel rispetto della loro identità sociale e culturale, delle loro consuetudini e tradizioni e delle loro istituzioni;
c) ad aiutare i membri di detti popoli ad eliminare gli svantaggi socio-economici che possono esservi fra componenti indigeni ed altri componenti della comunità nazionale, in modo compatibile con le loro aspirazioni ed il loro modo di vivere.

Art. 3
1. I popoli indigeni e tribali devono godere pienamente dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, senza limiti né discriminazioni. Le disposizioni di questa convenzione devono essere applicate senza discriminazioni ad uomini e donne di questi popoli.
2. Non si deve utilizzare alcuna forma di violenza e coercizione in violazione dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali dei popoli interessati, ivi compresi i diritti previsti dalla presente convenzione.

Art. 4
1. Devono essere adottate misure speciali, in quanto ve ne sia bisogno, al fine della salvaguardia delle persone, delle istituzioni, i beni, il lavoro, la cultura e lo sviluppo delle persone interessate.
2. Queste misure speciali non devono essere contrarie ai desideri liberamente espressi dei popoli interessati.
3. Dette misure non devono in alcun modo compromettere il godimento senza discriminazioni della generalità dei diritti che si ricollegano alla qualità di cittadino.

Art. 5
1. Nell'applicare le disposizioni della presente convenzione, si dovrà:
a) riconoscere e tutelare i valori e le usanze sociali, culturali, religiosi e spirituali di questi popoli e tenere nella dovuta considerazione la natura dei problemi con cui essi si confrontano, sia collettivamente che individualmente;
b) rispettare l'integrità dei valori, delle usanze e delle istituzioni di questi popoli;
c) adottare, con la partecipazione e la collaborazione dei popoli coinvolti, misure per la rimozione delle difficoltà che questi popoli incontrano nell'affrontare nuove condizioni di vita e di lavoro.

Art. 6
1. Nell'applicare le disposizioni di questa convenzione, i Governi debbono:
a) consultare i popoli interessati, attraverso procedure appropriate, ed in particolare attraverso le loro istituzioni rappresentative, ogni volta in cui si prendono in considerazione misure legislative od amministrative che li possano riguardare direttamente;
b) istituire dei mezzi per cui questi popoli possano, almeno ugualmente alle altre componenti della popolazione, partecipare liberamente ed a tutti i livelli alle decisioni nelle istituzioni elettive e negli organismi amministrativi od altri, responsabili delle politiche e dei programmi che li riguardano;
c) istituire dei mezzi che permettano il pieno sviluppo delle istituzioni e delle iniziative proprie di questi popoli e, se del caso, di fornir loro le risorse a tal fine necessarie.
2. le consultazioni effettuate in applicazione della presente convenzione devono essere condotte in buona fede ed in forma appropriata alle circostanze, al fine di pervenire ad un accordo, o di ottenere un consenso riguardante le misure in considerazione.

Art. 7
1. I popoli interessati devono avere il diritto di decidere le proprie priorità in ciò che riguarda il processo di sviluppo, nella misura in cui esso incida sulla loro vita, sulle loro credenze, le loro istituzioni ed il loro benessere spirituale e sulle terre che essi occupano od in altro modo utilizzano, e d'esercitare in quanto possibile un controllo sul proprio sviluppo economico, sociale e culturale. Inoltre, i detti popoli debbono partecipare all'elaborazione, all'attuazione ed alla valutazione dei piani e dei programmi di sviluppo economico nazionale e locale che li possano riguardare direttamente.
2. Il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei popoli interessati ed il loro livello sanitario ed educativo, con la loro partecipazione e collaborazione, deve avere la priorità rispetto ai piani di sviluppo economico complessivo delle regioni che essi abitano. Allo stesso modo, i progetti specifici di sviluppo di queste regioni debbono essere concepiti in modo da promuovere un tale miglioramento.
3. I Governi devono far sì che, se del caso, siano effettuati degli studi in collaborazione con i popoli interessati, al fine di valutare l'impatto sociale, spirituale, culturale ed ambientale che potrebbero aver su di loro le previste attività di sviluppo. I risultati di tali studi devono essere considerati parametro fondamentale per l'attuazione di dette attività.
4. I Governi devono prendere misure, in collaborazione con i popoli interessati, per la protezione e la salvaguardia dell'ambiente nei territori che essi abitano.

Art. 8
1. Nell'applicazione ai popoli interessati della legislazione nazionale, devono tenersi in dovuta considerazione le loro consuetudini, ovvero il loro diritto consuetudinario.
2. I popoli interessati devono avere il diritto di conservare le proprie consuetudini ed istituzioni, in quanto esse non siano incompatibili con i diritti fondamentali definiti dal sistema giuridico nazionale e con i diritti dell'uomo riconosciuti a livello internazionale. Si devono stabilire, in quanto necessarie, delle procedure per la soluzione dei conflitti che potessero eventualmente sorgere dall'applicazione di tale principio.
3. L'applicazione dei paragrafi 1. e 2. del presente articolo non deve impedire agli appartenenti a detti popoli l'esercizio dei diritti riconosciuti ad ogni cittadino, e di assumere gli obblighi corrispondenti.

Art. 9
1. Compatibilmente col sistema giuridico nazionale e con i diritti dell'uomo riconosciuti a livello internazionale, devono essere rispettati i modi in cui i popoli interessati agiscono a titolo consuetudinario per la repressione dei reati commessi dai propri membri.
2. Le autorità ed i tribunali chiamati a giudicare in materia penale devono tener conto delle consuetudini di questi popoli in tale settore.

Art. 10
1. Allorché ad appartenenti ai popoli interessati siano inflitte sanzioni penali previste dalla legislazione generale, deve tenersi conto delle loro caratteristiche economiche, sociali e culturali.
2. Debbono preferirsi forme di sanzione alternative al carcere.

Art. 11
Ad eccezione dei casi previsti dalla legge per tutti i cittadini, dev'essere vietata la prestazione obbligatoria di servizi personali, retribuiti o non, in qualsiasi forma venga imposta agli appartenenti ai popoli interessati.

Art. 12
I popoli interessati devono beneficiare di una tutela contro la violazione dei loro diritti, ed avere un'azione legale, individuale o col tramite dei propri organi rappresentativi, per assicurare l'effettivo rispetto di questi diritti. Devono prendersi misure per far sì che, in ogni procedimento legale, gli appartenenti a questi popoli possano comprendere e farsi comprendere, all'occorrenza per mezzo di un interprete od in altri modi efficaci.

Parte II. Terre

Art. 13
1. Nell'applicazione delle disposizioni di questa parte della convenzione, i Governi devono rispettare l'importanza speciale, per la cultura e per i valori spirituali dei popoli interessati, della relazione che essi intrattengono con le terre od i territori (o, a seconda dei casi, con entrambi) che essi occupano od altrimenti utilizzano; ed in particolare gli aspetti collettivi di questa relazione.
2. L'utilizzo negli articoli 15 e 16 del termine "terre" comprende il concetto di territori, esteso alla totalità dell'ambiente delle regioni che i popoli interessati occupano od altrimenti utilizzano.

Art. 14
1. I diritti di proprietà e di possesso sulle terre che questi popoli abitano tradizionalmente devono essere loro riconosciuti. Si devono inoltre adottare delle misure adeguate al caso per la salvaguardia del diritto dei popoli interessati all'utilizzo delle terre non occupate esclusivamente da loro, ma alle quali essi hanno tradizionalmente accesso per le proprie attività tradizionali e di sussistenza. A questo riguardo deve prestarsi particolare attenzione alla situazione dei popoli nomadi e degli agricoltori itineranti.
2. I Governi devono adottare misure adeguate per l'identificazione delle terre tradizionalmente occupate dai popoli interessati, e per garantire l'effettiva tutela dei loro diritti di proprietà e di possesso.
3. Nel quadro del sistema giuridico nazionale, devono essere istituite procedure adeguate alla decisione delle rivendicazioni territoriali provenienti dai popoli interessati.

Art. 15
1. Devono essere salvaguardati in nodo speciale i diritti dei popoli interessati alle risorse naturali delle loro terre. Questi diritti comprendono, per questi popoli, la partecipazione all'utilizzo, alla gestione ed alla conservazione di queste risorse.
2. Nel caso in cui lo Stato mantiene la proprietà dei minerali o delle risorse del sottosuolo, o i diritti ad altre risorse di cui sono dotate le terre, i Governi devono stabilire o mantenere procedure di consultazione dei popoli interessati per determinare, prima d'intraprendere o d'autorizzare ogni programma di ricerca o di sfruttamento delle risorse delle loro terre, se e fino a che punto gli interessi di questi popoli ne sono minacciati. I popoli interessati devono, ogni volta in cui ciò sia possibile, partecipare ai vantaggi derivanti da queste attività e devono ricevere un equo indennizzo per ogni danno che potrebbero subire a causa di tali attività.

Art. 16
1. Ad eccezione dei casi indicati nei seguenti paragrafi del presente articolo, i popoli interessati non devono essere trasferiti dalle terre che occupano.
2. Qualora in via d'eccezione si giudichino necessari il trasferimento ed il reinsediamento di detti popoli, questi non potranno avvenire se non col loro consenso liberamente espresso in piena cognizione di causa. Qualora tale consenso non possa ottenersi, trasferimento e reinsediamento non potranno avvenire se non a seguito di procedure stabilite dalla legislazione nazionale e comprendenti, se del caso, inchieste pubbliche in cui i popoli interessati abbiano la possibilità d'essere rappresentati in modo efficace.
3. Ogniqualvolta sia possibile, detti popoli devono avere il diritto di ritornare alle proprie terre tradizionali alla cessazione delle regioni che ne hanno motivato il trasferimento.
4. Nel caso in cui un tale ritorno non sia possibile, secondo quanto determinato in un accordo ovvero, in assenza di un accordo, secondo procedure appropriate, detti popoli devono ricevere, nella maniera migliore possibile, terre di qualità e di status giuridico almeno uguali a quelli delle terre occupate in precedenza, e che permettano loro di sovvenire ai loro bisogni presenti e d'assicurare il loro sviluppo futuro. Quando i popoli interessati esprimano la preferenza per un indennizzo in forma specifica od in natura, essi devono essere indennizzati in tal modo, riservandosi le appropriate garanzie.
5. Le persone così trasferite e reinsediate devono essere integralmente risarcite per ogni perdita e per ogni danno subito a tal causa.

Art. 17
1. Devono essere rispettati i modi di trasferimento dei diritti fondiari fra i propri membri, stabiliti dai popoli interessati.
2. I popoli interessati devono essere consultati qualora si esamini la loro capacità di alienare le proprie terre o di trasferire in altro modo i propri diritti sulle stesse al di fuori della loro comunità.
3. Deve essere impedito alle persone non appartenenti a detti popoli di sfruttarne le consuetudini o l'ignoranza della legge al fine di ottenere la proprietà, il possesso o l'uso delle terre di loro appartenenza.

Art. 18
La legge deve prevedere sanzioni adeguate per ogni ingresso non autorizzato alle terre dei popoli interessati, e per ogni sfruttamento non autorizzato di dette terre, ed i Governi devono adottare misure per impedire tali violazioni.

Art. 19
I programmi nazionali in materia agricola devono garantire ai popoli interessati condizioni equivalenti a quelle di cui beneficiano gli altri componenti della popolazione per quanto riguarda:
a) la concessione di terre aggiuntive quando le terre di cui detti popoli dispongono sono insufficienti ad assicurar loro gli elementi di una normale esistenza, od a far fronte ad una loro eventuale crescita demografica;
b) la concessione dei mezzi necessari alla valorizzazione delle terre che questi popoli già possiedono.

Parte III. Occupazione e condizioni di lavoro

Art. 20
1. I Governi devono, nel quadro della legislazione nazionale ed in collaborazione con i popoli interessati, adottare delle misure speciali per garantire ai lavoratori appartenenti a questi popoli una tutela effettiva in ciò che riguarda l'assunzione e le condizioni d'impiego, nella misura in cui non sono effettivamente tutelati dalla legislazione applicabile ai lavoratori in generale.
2. I Governi devono fare tutto ciò che è in loro potere per evitare qualsiasi discriminazione fra lavoratori appartenenti ai popoli interessati ed altri lavoratori, specialmente in ciò che riguarda:
a) l'accesso all'impiego, ivi compreso agli impieghi qualificati, come anche le misure di promozione e di avanzamento;
b) la pari remunerazione per un lavoro di pari valore;
c) l'assistenza medica e sociale, la sicurezza e la salute sul lavoro, tutte le prestazioni della sicurezza sociale e di ogni altro vantaggio derivante dall'impiego, come anche l'alloggio;
d) il diritto d'associazione, il diritto di dedicarsi liberamente ad ogni attività sindacale non contraria alla legge ed il diritto di concludere accordi collettivi con gli imprenditori o con le loro organizzazioni.
3. Le misure prese devono specialmente mirare a che:
a) i lavoratori appartenenti ai popoli interessati, ivi compresi i lavoratori stagionali, occasionali e migranti impiegati in agricoltura od in altre attività, allo stesso modo di quelli impiegati da fornitori di manodopera, godano della tutela accordata dalla legislazione e dalla prassi nazionali agli altri lavoratori di queste categorie negli stessi settori, e che siano pienamente informati dei propri diritti in virtù della legislazione in materia di lavoro, e dei mezzi di ricorso cui possono accedere;
b) i lavoratori appartenenti a questi popoli non siano soggetti a condizioni di lavoro che mettano in pericolo la loro salute, in particolare con l'esposizione a pesticidi o ad altre sostanze tossiche,
c) i lavoratori appartenenti a questi popoli godano di pari opportunità e di pari trattamento tra uomini e donne nell'impiego, e di una tutela contro le molestie sessuali.
4. Deve prestarsi particolare attenzione alla creazione di adeguati servizi d'ispezione del lavoro nelle regioni in cui i lavoratori appartenenti ai popoli interessati esercitino attività salariate, in modo da garantire il rispetto delle disposizioni della presente parte della convenzione.

Parte IV. Formazione professionale, artigianato e agricoltura

Art. 21
I membri dei popoli interessati debbono poter beneficiare di mezzi di formazione professionale almeno uguali a quelli accordati agli altri cittadini.

Art. 22
1. Devono essere adottate misure per promuovere la partecipazione volontaria dei membri dei popoli interessati ai programmi di formazione professionale di generale applicazione.
2. Allorché i programmi di formazione professionale di generale applicazione esistenti non rispondano ai bisogni propri dei popoli interessati, i Governi devono, con la loro partecipazione, agire in maniera tale che siano messi a loro disposizione mezzi di formazione specifici.
3. I programmi specifici di formazione devono esser basati sul contesto economico, sulla situazione socioculturale e sulle esigenze concrete dei popoli interessati. Ogni studio in questo campo dev'essere realizzato in collaborazione con questi popoli, che devono essere consultati con riguardo all'organizzazione ed al funzionamento dei programmi. Se possibile, qualora decidano in tal senso, questi popoli devono assumere progressivamente la responsabilità dell'organizzazione e del funzionamento di tali programmi formativi.

Art. 23
1.L'artigianato, le industrie rurali e comunitarie, le attività riguardanti l'economia di sussistenza e le attività tradizionali dei popoli interessati come la caccia, la pesca, la caccia con le trappole e la raccolta, devono essere riconosciuti come fattori importanti per il mantenimento della loro cultura, come anche della loro autosufficienza e del loro sviluppo economico. I Governi debbono, con la partecipazione di detti popoli e nel caso ve ne sia bisogno, fare in modo che tali attività siano sostenute e promosse.
2. Su richiesta dei popoli interessati, dev'essere fornito loro qualora sia possibile, un aiuto tecnologico e finanziario appropriato, che tenga conto delle tecniche tradizionali e delle caratteristiche culturali di detti popoli, come anche dell'importanza di uno sviluppo duraturo ed equo.

Parte V. Previdenza sociale e sanità

Art. 24
I regimi di sicurezza sociale devono essere progressivamente estesi ai popoli interessati, ed essere applicati nei loro confronti senza discriminazioni.

Art. 25
1. I Governi devono fare in modo che servizi sanitari adeguati siano messi a disposizione dei popoli interessati, o devono dar loro i mezzi che permettano loro di organizzare e somministrare tali servizi sotto la loro responsabilità e controllo, in modo che essi possano godere il più alto livello possibile di salute fisica e mentale.
2. I servizi di sanità devono per quanto possibile essere organizzati a livello comunitario. Questi servizi devono essere pianificati ed amministrati in collaborazione con i popoli interessati e tener conto delle loro condizioni economiche, geografiche, sociali e colturali, come anche dei loro metodi di prevenzione e cura, delle loro pratiche di guarigione e rimedi tradizionali.
3. Il sistema sanitario deve dare la preferenza alla formazione ed impiego di personale sanitario delle comunità locali e deve concentrarsi sulle cure sanitarie primarie, sempre in stretto rapporto con gli altri livelli del servizio sanitario.
4. La prestazione di tali servizi deve essere coordinata con le altre misure sociali, economiche e culturali adottate sul luogo.

Parte VI. Istruzione e mezzi di comunicazione

Art. 26
Devono prendersi misure per garantire ai membri dei popoli interessati la possibilità di ricevere un'educazione ad ogni livello, almeno in condizioni d'uguaglianza con il resto della comunità nazionale.

Art. 27
loro collaborazione, per corrispondere alle loro particolari esigenze e devono trattare la loro storia, le loro conoscenze e tecniche, i loro sistemi di valori e le altre loro aspirazioni sociali, economiche e culturali.
2. Le autorità competenti devono fare in modo che siano garantite la formazione dei membri dei popoli interessati e la loro partecipazione alla formulazione ed esecuzione dei programmi d'educazione; affinché, se occorra, la responsabilità della conduzione di detti programmi possa essere progressivamente trasferita a detti popoli.
3. Inoltre, i Governi devono riconoscere il diritto di tali popoli a creare le proprie istituzioni e modi d'educazione, a condizione che tali istituzioni rispondano alle norme minime stabilite dall'autorità competente in consultazione coi detti popoli. A questo fine si devono fornire loro adeguate risorse.

Art. 28
1. Quando ciò sia realizzabile, si deve insegnare ai bambini dei popoli interessati a leggere e scrivere nella loro lingua indigena o nella lingua più comunemente utilizzata dal gruppo cui appartengono. Qualora ciò non sia realizzabile, le autorità competenti devono intraprendere consultazioni con tali popoli in vista dell'adozione di misure atte a raggiungere tale scopo.
2. Devono assumersi misure adeguate per garantire a questi popoli la conoscenza della lingua nazionale o di una delle lingue ufficiali del Paese.
3. Devono adottarsi disposizioni per la salvaguardia delle lingue indigene dei popoli interessati e per promuoverne l'uso e lo sviluppo.

Art. 29
L'educazione deve mirare a dare ai bambini dei popoli interessati le conoscenze generali e le attitudini che li aiutino a partecipare pienamente ed in modo paritario alla vita della propria comunità, come pure a quella della comunità nazionale.

Art. 30
1. I Governi devono adottare misure adattate alle tradizioni ed alle culture dei popoli interessati, al fine di far conoscere loro i propri obblighi e diritti, specialmente per quanto riguarda il lavoro, le possibilità economiche, le questioni educative e sanitarie, i servizi sociali ed i diritti risultanti dalla presente convenzione.
2. A tal fine si ricorrerà, se necessario, a traduzioni scritte ed all'uso dei mezzi di comunicazioni di massa nella lingua di detti popoli.

Art. 31
Devono adottarsi misure di carattere educativo in tutti i settori della comunità nazionale, e particolarmente in quelli più direttamente in contatto con i popoli interessati, al dine di eliminare i pregiudizi che essi potrebbero nutrire al riguardo di detti popoli. A tal fine, ci si deve sforzare di garantire che i libri di storia e gli altri materiali pedagogici diano una descrizione equa, esatta e documentata di società e culture dei popoli interessati

Parte VII. Contatti e cooperazione transfrontalieri

Art. 32
I Governi devono assumere misure adeguate, ivi compresi accordi internazionali, per facilitare i contatti e la cooperazione transfrontaliera tra popoli indigeni e tribali, anche nei campi economico, sociale, culturale, spirituale ed ambientale.

Parte VIII. Amministrazione

Art. 33
1. L'autorità governativa responsabile delle questioni che sono oggetto della presente convenzione deve assicurarsi che esistano istituzioni od altri meccanismi appropriati per amministrare i programmi destinati ai popoli interessati, e che essi dispongano dei mezzi necessari a compiere le loro funzioni.
2. Questi programmi devono includere:
a) la pianificazione, il coordinamento, l'attuazione e la valutazione, in collaborazione con i popoli interessati, delle misure previste dalla presente convenzione;
b) l'invio alle autorità competenti delle proposte, legislative e d'altro genere, ed il controllo dell'applicazione di dette misure, in collaborazione con i popoli interessati.

Parte IX. Disposizioni generali

Art. 34
La natura e la portata delle misure da adottarsi per dare effetto alla presente convenzione devono essere determinati con elasticità, tenendo conto delle particolari condizioni di ciascun Paese.

Art. 35
L'applicazione delle disposizioni della presente convenzione non deve pregiudicare ai diritti ed ai vantaggi garantiti ai popoli interessati in virtù di altre convenzioni e raccomandazioni, di strumenti internazionali, di trattati o di leggi, sentenze, consuetudini od accordi nazionali.

Parte X. Disposizioni finali

Art. 36
La presente convenzione modifica la convenzione sui popoli indigeni e tribali del 1957.

Art. 37
Le ratifiche formali della presente convenzione saranno comunicate al Direttore generale dell'Ufficio Internazionale del lavoro

Art. 38
1. La presente convenzione non vincolerà che i Membri dell'Organizzazione Internazionale del lavoro la cui ratifica sia stata registrata dal Direttore generale.
2. Essa entrerà in vigore dodici mesi dopo che le ratifiche da porte di due Membri saranno state registrate dal Direttore generale.
3. In seguito, questa convenzione entrerà in vigore per ciascun membro dodici mesi dopo la data in cui la sua ratifica sarà stata registrata.

Art. 39
1. Ogni Membro ratificatore della presente convenzione può denunziarla allo scadere di un decennio dopo la data di entrata in vigore iniziale della convenzione, con un atto comunicato al Direttore Generale dell'Ufficio internazionale del Lavoro e da lui registrato. La denunzia non avrà effetto se non un anno dopo la sua registrazione.
2. Ogni Membro ratificatore della presente convenzione che, nel termine di un anno dallo scadere del periodo di un decennio menzionato nel precedente paragrafo, non userà della facoltà di denunzia prevista dal presente articolo, sarà obbligato per un nuovo decennio e, per il seguito, potrà denunziare la presente convenzione allo scadere di ogni decennio, alle condizioni previste dal presente articolo.

Art. 40
1. Il Direttore generale dell'Ufficio internazionale del lavoro notificherà ad ogni Membro dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro la registrazione di ogni ratifica e denunzia che gli saranno comunicate dai Membri dell'Organizzazione.
2. Nel notificare ai Membri dell'Organizzazione la registrazione della seconda ratifica che gli sarà stata comunicata, il Direttore generale richiamerà l'attenzione dei Membri dell'Organizzazione sulla data in cui la presente convenzione entrerà in vigore.

Art. 41
Il Direttore generale dell'Ufficio internazionale del Lavoro comunicherà al Segretario generale delle Nazioni Unite, ai fini della registrazione, in conformità all'art. 102 della Carta delle Nazioni Unite, le informazioni complete relative ad ogni ratifica e ad ogni atto di denunzia che avrà registrato in conformità agli articoli precedenti.

Art. 42
Ogni volta in cui lo giudicherà necessario, il Consiglio d'amministrazione dell'Ufficio internazionale del lavoro presenterà alla Conferenza generale un rapporto sull'applicazione della presente convenzione ed esaminerà se sarà il caso di iscrivere all'ordine del giorno della Conferenza la questione della sua revisione totale o parziale.

Art. 43
1. Nel caso in cui la Conferenza adotti una nuova convenzione rivedendo in tutto od in parte la presente convenzione, ed a meno che la nuova convenzione non disponga altrimenti:
a) la ratifica da parte di un Membro della convenzione riformulata avrà senz'altro, nonostante l'articolo 39 di cui sopra, l'effetto di una denunzia immediata della presente convenzione, a condizione che la nuova convenzione riformulata sia entrata in vigore;
b) a decorrere dalla data d'entrata in vigore della nuova convenzione riformulata, la presente convenzione cesserà di essere aperta alla ratifica dei Membri.2. La presente convenzione rimarrà in ogni caso in vigore nella sua forma e tenore per i Membri che l'avranno ratificata e che non ratificheranno la convenzione riformulata.

Art. 44
Le versioni francese e inglese del testo della presente convenzione sono entrambe vincolanti.

Traduzione: Stefano Barbacetto

Publikation der Gesellschaft für bedrohte Völker. Weiterverbreitung bei Nennung der Quelle erwünscht Una pubblicazione dell'Associazione per i popoli minacciati. Si prega di citare la fonte @@@ WebDesign: M. di Vieste

 

 

La Dichiarazione di Seattle dei Popoli Indigeni
approvata in occasione della Terza Conferenza dei Ministri dell'Organizzazione mondiale del Commercio WTO (30 Novembre - 3 Dicembre 1999)
 

Seattle, dicembre 1999

INDICE
Accordo sull'agricoltura | Accordo sui prodotti della foresta | Furto e brevettabilità delle risorse biogenetiche | Accordo generale sui servizi | Richieste su: | - liberalizzazione di servizi ed investimenti | - accordo sull'agricoltura | - accordi TRIPs | Appello agli Stati membri della WTO | Organizzatori e sostenitori dell'Assemblea | Link e contatti

Noi, popoli indigeni provenienti da diverse parti del mondo, siamo giunti a Seattle per dar voce alla nostra grande preoccupazione sul modo in cui l'Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization / WTO) stanno distruggendo la Madre Terra, di cui facciamo parte, e la sua pluralità culturale e biologica.

La liberalizzazione del commercio e lo sviluppo orientato all'esportazione, cioè i principi ed i processi dominanti che la WTO attivamente sostiene, hanno un effetto devastante sulla vita dei popoli indigeni. Il nostro diritto originario all'autodeterminazione, la nostra sovranità in quanto nazioni, ed i trattati e gli altri accordi tra nazioni e popoli indigeni ed altri Stati nazionali, sono calpestati da gran parte delle convenzioni della WTO. Le conseguenze incommensurabilmente grandi di queste convenzioni sulle nostre comunità, vuoi per le devastazioni ambientali, vuoi per la militarizzazione e la violenza che di sovente accompagnano i progetti di sviluppo, sono assai gravi e richiedono immediata attenzione.

L'Accordo WTO sull'agricoltura (Agreement on Agriculture / AOA) promuove la concorrenza nelle esportazioni e la liberalizzazione delle importazioni. Tale accordo ha causato l'invasione delle nostre comunità da parte di prodotti agricoli a basso prezzo che distruggono i metodi di coltivazione naturali ed ecocompatibili dei popoli indigeni. Gli approvvigionamenti di cibo sicuri, e la produzione degli alimenti tradizionali sono seriamente in pericolo. Poiché gli alimenti tradizionali sono sempre più rari, e contemporaneamente le nostre comunità sono inondate da cibi di sempre più scarsa qualità, fra i popoli indigeni è notevolmente aumentata l'incidenza del diabete, del cancro e dell'ipertensione.
Le piccole imprese agricole sono assediate dalle piantagioni commerciali, e conciò le nostre terre avite si concentrano sempre più nelle mani di poche imprese e di pochi latifondisti. Innumerevoli uomini e donne delle nostre comunità vengono così sradicati e costretti ad emigrare nelle vicine città, dove ingrossano le schiere dei disoccupati e dei senza tetto.

L'Accordo WTO sui prodotti della foresta promuove il libero commercio dei prodotti forestali. Attraverso l'eliminazione dei dassi nei paesi sviluppati entro il 2000, e nei paesi in via di sviluppo entro il 2003, questo accordo porterà alla deforestazione di molti ecosistemi abitati da popoli indigeni. Si sta modificando anche la legislazione mineraria di molti Paesi in modo tale da permettere il libero accesso alle compagnie minerarie straniere e da render loro possibile l'acquisto ed il possesso di zone di estrazione; potendo così cacciare arbitrariamente i popoli indigeni dalle loro terre native. Queste imprese minerarie e petrolifere, condotte in grande stile secondo criteri commerciali, danneggiano incessantemente la nostra terra e la sensibilità dell'ecosistema; inquinano il suolo, le acque e l'aria nelle nostre comunità.
L'usurpazione delle nostre terre e delle nostre materie prime e la promozione aggressiva della cultura individualistica occidentale orientata al consumo distruggono poi le nostre culture ed il nostro tradizionale stile di vita. Ne consegue non solo la devastazione dell'ambiente, ma anche la diffusione di malattie, lo straniamento e le più gravi forme di disagio, che si rispecchiano nella forte incidenza dell'alcolismo e dei suicidi.

Il furto e la brevettabilità delle nostre risorse biogenetiche sono resi possibili dalla Convenzione WTO sugli aspetti riferibili al commercio dei diritti di proprietà intellettuale (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights / TRIPs). Alcune piante scoperte, coltivate ed usate dai popoli indigeni come cibo, come medicinali e per riti sacri, sono già state brevettate negli Stati Uniti, in Europa ed in Giappone. Tra queste, per esempio, vi sono l'ayahuasca, la quinoa ed il "sangre de drago" delle foreste sudamericane, la kava dal Pacifico, la curcuma ed il melone amaro dall'Asia. La Convenzione TRIPs minaccia il nostro accesso e controllo sulla nostra varietà biologica come pure il nostro controllo sulla nostra sapienza tradizionale e sul nostro patrimonio intellettuale.
L'articolo 27.3b della Convenzione TRIPs permette di brevettare esseri viventi e distingue - con un artificio - piante, animali e microrganismi. Altrettanto assurda è la distinzione tra "essenzialmente biologico", "non biologico" e "microbiologico". Secondo la nostra opinione, si tratta sempre di forme di vita e di processi vitali; che sono sacri e non possono essere oggetto di proprietà privata.

L'Accordo generale sui servizi (General Agreement of Services / GATS), infine, promuove la liberalizzazione degli investimenti e la prestazione di servizi, rafforzando il dominio ed il monopolio delle imprese straniere in importanti settori dell'economia. La Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale stabiliscono le precondizioni per la liberalizzazione, la deregolamentazione, e la privatizzazione nei Paesi imprigionati nella trappola del debito. Queste condizioni sono state ulteriormente appesantite dalla WTO .

In considerazione delle suddette conseguenze negative degli accordi WTO noi, popoli indigeni, chiediamo con urgenza un'analisi giuridica sociale ed ecologica degli effetti dell'insieme di questi accordi sui popoli indigeni. I popoli indigeni devono partecipare su un piano di parità nello stabilimento dei criteri e delle caratteristiche di tale indagine, in modo che siano considerati i punti di vista spirituali e culturali. Gli accordi dovranno essere d'ora in poi valutati alla luce delle ingiustizie e degli squilibri che producono ai danni dei popoli indigeni. Aggiungiamo alcune proposte:

In relazione all'accordo sull'agricoltura, noi chiediamo:

In relazione alla liberalizzazione della prestazione di servizi e degli investimenti, noi chiediamo:

In relazione agli accordi TRIPs proponiamo:

Se le sopra citate proposte non fossero attuabili, sollecitiamo l'esclusione degli Accordi sull'agricoltura, sui prodotti forestali e degli Accordi TRIPs - dal novero degli Accordi WTO.

Sollecitiamo gli Stati membri della WTO a convocare una nuova sessione di incontri non appena conclusi l'esame e la correzione delle disposizioni esecutive delle convenzioni esistenti. Rifiutiamo i progetti per un accordo in materia di investimenti, concorrenza, aumento di dazi industriali, deleghe agli Stati e creazione di un gruppo di lavoro per la biotecnologia.
Chiediamo con urgenza alla WTO di introdurre delle riforme che la trasformino in un consesso democratico, trasparente ed affidabile. Se ciò sarà impedito, chiediamo l'abolizione della WTO.
Chiediamo con urgenza agli Stati membri della WTO di favorire l'approvazione dell'attuale redazione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei Popoli Indigeni, e la ratifica della Convenzione ILO 169 da parte dell'Assemblea Generale dell'ONU. Sollecitiamo tutte le organizzazioni di base e le ONG, affinché appoggino questa "Dichiarazione di Seattle dei Popoli Indigeni" e la diffondano fra i propri aderenti.
Abbiamo la salda convinzione che la filosofia che ispira gli Accordi WTO, come anche i principi ed i comportamenti da questa favoriti contrastano con le nostre convinzioni di fondo, con la nostra spiritualità e visione del mondo, con la nostra opinione e con il nostro modo di agire nei processi di sviluppo, nel commercio e nella tutela ambientale. Chiediamo perciò alla WTO di modificare i propri principi e procedure orientandoli secondo il modello delle "comunità ecologicamente sostenibili", e di riconoscere, lasciando loro dello spazio, le visioni del mondo ed i modelli di sviluppo alternativi ai propri.
I popoli indigeni sono senza dubbio colpiti nella maniera più grave dagli effetti negativi della globalizzazione e degli accordi WTO. Crediamo però di avere delle alternative praticabili rispetto ai modelli dominanti di crescita economica e di sviluppo orientato all'esportazione. I nostri stili di vita e le nostre culture ecologicamente sostenibili, la nostra sapienza tradizionale, le nostre cosmologie e la nostra spiritualità, i nostri valori collettivi, il nostro scambio reciproco, il nostro rispetto e la nostra venerazione della Madre Terra sono nel loro complesso decisivi per la ricerca di una società diversa, in cui si affermeranno la giustizia, l'uguaglianza e la vicinanza con la natura.

La dichiarazione è stata approvata dell'Assemblea dei Popoli Indigeni, convocata e sostenuta da:

Seattle (Stato di Washington/USA), 1° dicembre 1999Link e contatti
Organizzazioni indigene, ONG e singole persone che volessero sottoscrivere questa posizione, possono farlo con una mail a: ien@igc.org oppure a: tebtebba@skynet.net.

  

 

PROGETTO DI DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI POPOLI INDIGENI

Parte I | Parte II | Parte III | Parte IV | Parte V | Parte VI | Parte VII | Parte VIII | Parte IX

Affermando che i popoli indigeni sono uguali per dignità e diritti a tutti gli altri popoli, riconoscendo inoltre il diritto di tutti gli individui e popoli ad essere differenti, a considerare se stessi differenti, e ad essere rispettati come tali,

Affermando inoltre che tutti popoli contribuiscono alla diversità e alla ricchezza delle civiltà e delle culture, che costituisce la comune eredità del genere umano,

Riaffermando che tutte le dottrine, le politiche e le pratiche basate sul razzismo e sulla superiorità razziale, religiosa, etnica o culturale sono scientificamente false, non valide dal punto di vista legale, moralmente condannabili e socialmente ingiuste,

Affermando ancora che i popoli indigeni, nell’esercizio dei propri diritti, devono essere liberi dalla discriminazione di ogni genere,

Preoccupati del fatto che molti popoli indigeni sono stati privati dei propri diritti umani e delle libertà fondamentali, conseguendone, inter alia, la colonizzazione e l'espropriazione delle loro terre, territori e risorse, impedendone l’esercizio del loro diritto allo sviluppo, secondo i loro bisogni e interessi,

Riconoscendo l'urgente necessità di rispettare e promuovere i diritti inerenti e le caratteristiche dei popoli indigeni, in special modo i loro diritti alle proprie terre, territori e risorse, che derivano dalle loro culture, tradizioni spirituali, storie e filosofie, come dalle loro strutture politiche, economiche e sociali,

Accogliendo di buon grado il fatto che i popoli indigeni si organizzino per promuovere la loro crescita politica, sociale, economica e culturale e per chiudere il capitolo di tutte le forme di discriminazione ed oppressione laddove esse si verifichino,

Nella convinzione che il controllo dei popoli indigeni sullo sviluppo che riguarda loro stessi e le loro terre, territori e risorse li metterà in grado di continuare e rafforzare le loro istituzioni, culture e tradizioni, così come di promuovere il loro sviluppo secondo le proprie aspirazioni e necessità,

Riconoscendo inoltre che il rispetto per le conoscenze, le culture e le pratiche tradizionali indigene contribuisce allo sviluppo sostenibile ed equo e alla gestione adeguata dell'ambiente,

Enfatizzando la necessità di una demilitarizzazione delle terre e dei territori dei popoli indigeni, che contribuirà alla pace, al progresso economico e sociale e allo sviluppo, alla comprensione e alle relazioni amichevoli tra le nazioni e i popoli del mondo,

Riconoscendo in particolare che è nel massimo interesse dei bambini indigeni che le loro famiglie e comunità condividano le responsabilità per la loro crescita, allevamento ed educazione,

Credendo che i popoli indigeni hanno il diritto di determinare liberamente le loro relazioni con gli stati in uno spirito di coesistenza, reciprocità e pieno rispetto,

Considerando che i trattati, gli accordi e le altre intese tra gli Stati e i popoli indigeni sono motivi di interesse e responsabilità internazionale,

Notando che la Carta delle Nazioni Unite, la Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici afferma la fondamentale importanza del diritto di autodeterminazione di tutti i popoli, in virtù del quale essi determinano liberamente il proprio status politico e liberamente perseguono il proprio sviluppo economico, sociale e culturale,

Tenendo a mente che nulla in questa Dichiarazione può essere usato come pretesto per negare a qualsiasi popolo il diritto all'autodeterminazione,

Incoraggiando gli Stati ad applicare e ad implementare efficacemente tutti gli strumenti internazionali che riguardano i popoli indigeni, specie quelli sui diritti umani, in consultazione e cooperazione con i popoli in questione,

Enfatizzando che le Nazioni Unite giocano un ruolo importante e continuo nella promozione e nella tutela dei diritti dei popoli indigeni

Credendo che questa Dichiarazione sia un altro importante passo nel riconoscimento, nella promozione e nella protezione dei diritti e delle libertà dei popoli indigeni e nello sviluppo di attività rilevanti del sistema delle Nazioni Unite in questo campo,

Solennemente proclama la seguente Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni:

Parte I
1) I popoli indigeni hanno diritto al pieno ed effettivo godimento di tutti i diritti umani e le libertà fondamentali riconosciute nella Carta delle Nazioni Unite, nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e nella legislazione internazionale dei diritti umani.
2) Gli individui e i popoli indigeni sono liberi e uguali per dignità e diritti a tutti gli esseri umani e popoli, ed hanno il diritto di essere liberi da ogni genere di discriminazione, in particolare quella basata sulla loro origine o identità indigena.
3) I popoli indigeni hanno diritto all'autodeterminazione. In virtù di tale diritto, essi scelgono liberamente il loro status politico e liberamente perseguono il loro sviluppo economico, sociale e culturale.
4) I popoli indigeni hanno il diritto di mantenere e rafforzare le loro distinte caratteristiche politiche, economiche, sociali e culturali, così come i loro sistemi legali, pur conservando i loro diritti a partecipare pienamente alla vita politica, economica, sociale e culturale dello Stato.
5) Ogni individuo indigeno ha diritto ad una nazionalità.

Parte II
6) I popoli indigeni hanno il diritto collettivo di esistere in libertà, pace e sicurezza come popoli distinti e di essere protetti dal genocidio o da qualsiasi altro atto di violenza, incluso l’allontanamento di bambini indigeni dalle loro famiglie e comunità, per qualunque pretesto. Inoltre, essi hanno i diritti individuali alla vita, all'integrità mentale e fisica, alla libertà e alla sicurezza della persona.
7) I popoli indigeni hanno il diritto collettivo ed individuale di essere protetti dall'etnocidio e dal genocidio culturale, inclusa la prevenzione e la riparazione per:
a) qualunque azione che abbia l'intento o l'effetto di deprivarli della propria integrità come società distinte, o dei propri valori culturali o identità etniche;
b) qualunque azione che abbia l'intento o l'effetto di espropriarli delle loro terre, territori o risorse
c) qualunque forma di trasferimento di popolazione che abbia l'intento o l'effetto di violare o minacciare qualunque dei loro diritti;
d) qualunque forma di assimilazione o integrazione forzata ad altre culture o stili di vita imposti mediante misure legislative, amministrative o altro;
e) qualunque forma di propaganda diretta contro di loro.
8) I popoli indigeni hanno il diritto collettivo e individuale di mantenere e sviluppare le loro distinte caratteristiche ed identità, incluso il diritto ad identificare se stessi come indigeni ed essere riconosciuti come tali.
9) Gli individui e i popoli indigeni hanno il diritto di appartenere ad una nazione o ad una comunità indigena, in accordo con le tradizioni e gli usi della comunità o della nazione di riferimento. Nessuno svantaggio di alcun tipo può derivare dall'esercizio di un tale diritto.
10) I popoli indigeni non saranno forzatamente rimossi dalle proprie terre o territori. Nel caso di uno spostamento forzato esso avverrà con il libero ed informato consenso dei popoli indigeni in questione e previo accordo su una giusta e adeguata compensazione, e, ove possibile, con la possibilità di farvi ritorno.
11) I popoli indigeni hanno il diritto a una speciale protezione e sicurezza in periodi di conflitto armato. Gli Stati osserveranno gli standards internazionali, in particolare la Quarta Convenzione di Ginevra del 1949, per la protezione delle popolazioni civili in circostanze di emergenza e di conflitto armato, e non dovranno:
a) reclutare i popoli indigeni, contro la loro volontà, nelle forze armate e, in particolare, per schierarli contro altri popoli indigeni;
b) reclutare bambini indigeni nelle forze armate sotto qualsiasi circostanza;
c) obbligare individui indigeni ad abbandonare le proprie terre, territori e mezzi di sussistenza e rilocarli in centri speciali per fini militari.

Parte III
12) I popoli indigeni hanno il diritto di rivitalizzare e praticare le proprie tradizioni culturali. Ciò include il diritto a mantenere, proteggere e sviluppare le manifestazioni passate, presenti e future delle loro culture, come i siti e le strutture archeologiche e storiche, gli artefatti, i disegni, le cerimonie, le tecnologie e le arti visuali e rappresentative e le letterature, così come il diritto alla restituzione della proprietà culturale, intellettuale, religiosa e spirituale presa senza il loro libero ed informato consenso o in violazione alle loro leggi e tradizioni.
13) I popoli indigeni hanno il diritto di manifestare, praticare ed insegnare le proprie tradizioni spirituali e religiose, i loro usi e cerimonie; hanno il diritto di mantenere, proteggere, ed avere accesso in privato ai propri siti religiosi e culturali; il diritto all'uso e al controllo di oggetti cerimoniali; e il diritto al rimpatrio di resti umani. Gli Stati adotteranno misure concrete, insieme ai popoli indigeni interessati, per assicurare che i luoghi sacri indigeni, incluse le sedi sepolcrali, siano preservati, rispettati e protetti.
14) I popoli indigeni hanno il diritto di rivitalizzare, utilizzare, sviluppare e trasmettere alle generazioni future la loro storia, le loro lingue, tradizioni orali, filosofie, sistemi di scrittura e letterature, e di stabilire e mantenere i loro nomi propri per comunità, luoghi e persone. Gli Stati adotteranno misure concrete, ogni qualvolta i diritti degli indigeni siano minacciati, per assicurare che questo diritto sia tutelato, e che i popoli indigeni possano comprendere ed essere compresi nelle procedure politiche, legali ed amministrative, ove necessario attraverso un servizio di interpretariato o altri mezzi adeguati.

Parte IV
15) I bambini indigeni hanno diritto a tutti i livelli e le forme di educazione dello Stato. Anche tutti i popoli indigeni hanno questo diritto, oltre al diritto di stabilire e controllare i propri sistemi e le proprie istituzioni educative nella propria lingua, secondo modelli appropriati alle loro metodologie culturali di apprendimento e insegnamento.
I bambini indigeni che vivono fuori dalle loro comunità originarie hanno il diritto di accedere ai sistemi educativi della loro lingua e cultura. Gli Stati adotteranno misure concrete per approntare le risorse necessarie a questi scopi.
16) I popoli indigeni hanno il diritto a che la dignità e la diversità delle loro culture, tradizioni, storie ed aspirazioni si riflettano adeguatamente in tutte le forme di educazione ed informazione pubblica. Gli Stati adotteranno misure concrete, in consultazione con i popoli indigeni interessati, per eliminare il pregiudizio e la discriminazione e promuovere la tolleranza, la comprensione e le buone relazioni tra i popoli indigeni e tutti i segmenti della società.
17) I popoli indigeni hanno il diritto di istituire i loro media nella propria lingua. Essi hanno inoltre diritto all'accesso a tutte le forme di media non-indigeni. Gli Stati adotteranno misure concrete per garantire par condicio alle culture indigene nei mezzi di informazione pubblici.
18) I popoli indigeni hanno diritto al pieno ed effettivo godimento di tutti i diritti previsti dalle leggi internazionali sul lavoro e dalla legislazione nazionale sul lavoro. Gli individui indigeni hanno il diritto a non essere sottoposti ad alcuna discriminazione in materia di lavoro, salario e impiego.

Parte V
19) I popoli indigeni hanno il diritto di partecipare pienamente a tutti i livelli decisionali sulle questioni che possono interessare i loro diritti, le loro vite e i loro destini per mezzo di rappresentanti scelti da loro stessi in conformità con le loro procedure, così come di mantenere e sviluppare le proprie istituzioni decisionali.
20) I popoli indigeni hanno il diritto di partecipare pienamente, se lo desiderano, per mezzo di procedure stabilite da essi stessi, alla creazione di misure legislative ed amministrative che possano riguardarli. Gli Stati otterranno il libero ed informato consenso dei popoli in questione prima di implementare tali misure.
21) I popoli indigeni hanno il diritto di mantenere e sviluppare i loro sistemi politici, economici e sociali, di essere garantiti nel godimento dei propri mezzi di sussistenza e di sviluppo, di impegnarsi liberamente nelle loro attività tradizionali e in altre di tipo economico. Ai popoli indigeni che sono stati privati dei propri mezzi di sussistenza e sviluppo spetta una giusta ed adeguata compensazione.
22) I popoli indigeni hanno diritto a misure speciali per l'immediato, effettivo e continuativo miglioramento delle loro condizioni economiche e sociali, incluso nelle aree dell'occupazione, dell'apprendistato e della riqualifica professionale, dell'ambiente domestico, della salute e della sicurezza sociale. Si dovrà prestare particolare attenzione ai diritti ed alle speciali necessità di anziani, donne, giovani, bambini e disabili indigeni.
23) I popoli indigeni hanno il diritto di determinare e sviluppare priorità e strategie per esercitare il diritto allo sviluppo. In particolare, i popoli indigeni hanno il diritto a determinare e sviluppare tutti i programmi relativi alla salute, all'ambiente domestico e ad altri piani economici e sociali che li riguardano e, per quanto possibile, ad amministrare tali programmi attraverso istituzioni proprie.
24) I popoli indigeni hanno diritto alle loro medicine tradizionali e alle loro pratiche di salute, incluso il diritto alla protezione di piante medicinali, di animali e minerali vitali. Hanno anche il diritto all’accesso, senza alcuna discriminazione, a tutte le istituzioni mediche, ai servizi sanitari ed all’assistenza medica.

Parte VI
25) I popoli indigeni hanno diritto a mantenere e rafforzare il loro rapporto distintivo, spirituale e materiale con le loro terre, territori, acque, mari ed altre risorse che hanno tradizionalmente posseduto o altrimenti occupato o utilizzato, e a conservare queste responsabilità a favore delle generazioni future.
26) I popoli indigeni hanno il diritto di possedere, sviluppare, controllare ed utilizzare le loro terre e territori, incluso l’ambiente costituito da terra, aria, acqua, mare, ghiacci, flora e fauna ed altre risorse che hanno tradizionalmente posseduto o altrimenti occupato o utilizzato. Ciò include il diritto al pieno riconoscimento delle loro tradizioni, leggi e costumi, sistemi di gestione della terra e istituzioni per lo sviluppo e la gestione delle risorse, e il diritto a misure concrete da parte degli Stati volte a prevenire ogni interferenza, alienazione o ingerenza su questi diritti.
27) I popoli indigeni hanno diritto alla restituzione delle terre, territori e risorse che hanno tradizionalmente posseduto o altrimenti occupato o utilizzato, e che siano stati confiscati, occupati, usati o danneggiati senza il loro libero ed informato consenso. Ove ciò non sia possibile, hanno diritto ad una giusta ed adeguata compensazione. A meno che non ci sia altro tipo di accordo siglato liberamente con i popoli in questione, la compensazione sarà sotto forma di terre, territori e risorse uguali in qualità, misura e status legale.
28) I popoli indigeni hanno il diritto alla conservazione, alla tutela e alla protezione dell'ambiente totale e della capacità produttiva delle loro terre, territori e risorse, così come all'assistenza per questi scopi da parte degli Stati e attraverso la cooperazione internazionale. Le attività militari non avrà luogo nelle terre e nei territori dei popoli indigeni, a meno che un libero accordo da parte dei popoli in questione non lo preveda. Gli Stati adotteranno misure concrete per garantire che il magazzinaggio o la sistemazione di materiali pericolosi non venga disposta nelle terre e nei territori dei popoli indigeni. Gli Stati inoltre adotteranno misure concrete per implementare i programmi sanitari di monitoraggio e assistenza alle popolazioni indigene, sviluppati proprio dalle stesse popolazioni affette da questo genere di materiale.
29) Ai popoli indigeni spetta il diritto al riconoscimento del possesso, del controllo e della tutela della loro proprietà intellettuale e culturale. Inoltre, essi hanno il diritto a misure speciali per controllare, sviluppare e proteggere le loro scienze, tecnologie e manifestazioni culturali, incluse le risorse umane e genetiche, le sementi, le medicine, le conoscenze sulle proprietà della fauna e della flora, le tradizioni orali, le letterature, i disegni e le arti visuali e rappresentative.
30) I popoli indigeni hanno il diritto di stabilire e incentivare priorità e strategie per lo sviluppo o l’utilizzo delle loro terre, territori e risorse, incluso il diritto di esigere che gli Stati ottengano il loro libero ed informato consenso prima dell'avvio di qualsiasi progetto sulle loro terre, territori e risorse, particolarmente in connessione con lo sviluppo, l’utilizzo o lo sfruttamento delle risorse minerarie, acquifere o di altre. Nella ricerca di un accordo con i popoli indigeni in questione, si provvederà ad una giusta ed adeguata compensazione per qualsiasi attività o misura presa per mitigare l'avverso impatto ambientale, economico, sociale, culturale o spirituale.

Parte VII
31) I popoli indigeni, come forma specifica di esercizio del loro diritto di autodeterminazione, hanno il diritto all'autonomia e all'autogoverno in questioni relative ai loro affari interni e locali, includendo cultura, religione, educazione, informazione, media, salute, ambiente domestico, impiego, benessere sociale, attività economiche, gestione della terra e delle risorse, ambiente ed accesso di non membri, così come modi e mezzi per finanziare queste funzioni autonome.
32) I popoli indigeni hanno il diritto collettivo di determinare le loro cittadinanze in accordo con i loro costumi e tradizioni. La cittadinanza indigena non pregiudica il diritto degli individui indigeni a ottenere la cittadinanza dagli Stati in cui vivono. I popoli indigeni hanno il diritto di determinare le strutture e di scegliere i membri delle loro istituzioni in conformità con le loro procedure.
33) I popoli indigeni hanno il diritto di promuovere, sviluppare e mantenere le loro strutture istituzionali e i loro usi giuridici tipici, le tradizioni, i procedimenti e le prassi, in modo conforme agli standard dei diritti umani internazionalmente riconosciuti.
34) I popoli indigeni hanno il diritto collettivo di determinare le responsabilità degli individui verso le proprie comunità.
35) I popoli indigeni, in particolare quelli divisi da frontiere internazionali, hanno il diritto di mantenere e sviluppare contatti, relazioni e cooperazione, incluse le attività di interesse spirituale, culturale, politico, economico e sociale, con altri popoli al di là dei confini. Gli Stati adotteranno misure concrete per assicurare l’esercizio e l’implementazione di questo diritto.
36) I popoli indigeni hanno diritto al riconoscimento, all'osservanza e al rafforzamento di trattati, accordi e altre intese concluse con gli Stati o con i loro successori, secondo il loro intento e spirito originario, ed hanno diritto a che gli Stati onorino e rispettino tali trattati, accordi e intese. I conflitti e le dispute che non possono essere risolte in altro modo, dovrebbero essere sottoposte agli organismi internazionali competenti concordati da tutte le parti in causa.

Parte VIII
37) Gli Stati adotteranno misure concrete ed appropriate, in consultazione con i popoli in questione, per dar pieno effetto alle clausole di questa Dichiarazione. I diritti in essa riconosciuti saranno adottati ed inclusi nella legislazione nazionale in modo tale che i popoli indigeni possano godere di tali diritti nella pratica.
38) I popoli indigeni hanno diritto ad accedere ad un'adeguata assistenza finanziaria e tecnica, da parte degli Stati e attraverso la cooperazione internazionale, per perseguire liberamente il loro sviluppo politico, economico, sociale, culturale e spirituale, e per il godimento dei diritti e delle libertà riconosciute in questa Dichiarazione.
39) I popoli indigeni hanno diritto ad intervenire a livello decisionale, attraverso procedure reciprocamente accettabili ed eque per la risoluzione di conflitti e dispute con gli Stati, così come a rimedi effettivi per tutte le violazioni dei loro diritti individuali e collettivi. Tale decisione dovrà tenere in considerazione gli usi, le tradizioni, le regole e i sistemi legali dei popoli indigeni in questione.
40) Gli organi e le agenzie specializzate del sistema delle Nazioni Unite ed altre organizzazioni intergovernative contribuiranno alla piena realizzazione delle clausole di questa Dichiarazione attraverso la mobilitazione, inter alia, della cooperazione finanziaria e dell’assistenza tecnica. Si dovranno stabilire modi e mezzi per assicurare la partecipazione dei popoli indigeni ai temi che li riguardano.
41) Le Nazioni Unite adotteranno le misure necessarie per garantire l'adempimento di questa Dichiarazione, inclusa la creazione di un organo ai massimi livelli, con competenza speciale in questo settore e con la diretta partecipazione dei popoli indigeni. Tutti gli organismi delle Nazioni Unite promuoveranno il rispetto e l’applicazione delle clausole di questa Dichiarazione.

Parte IX
42) I diritti ivi contenuti costituiscono gli standard minimi per la sopravvivenza, la dignità ed il benessere dei popoli indigeni del mondo.
43) Tutti i diritti e le libertà qui riconosciute sono garantite in maniera eguale agli individui indigeni maschi e femmine.
44) Nulla in questa Dichiarazione può essere interpretato per diminuire o estinguere i diritti esistenti o futuri che i popoli indigeni possano avere o acquisire.
45) Nulla in questa Dichiarazione può essere interpretato come implicante per qualsiasi Stato, gruppo o persona un diritto ad intraprendere qualsiasi attività o a compiere qualsiasi atto contrario alla Carta delle Nazioni Unite.

Traduzione di Roberta Mineo. Tradotto dalla risoluzione della Sottocommissione per la Prevenzione della Discriminazione e la Protezione delle Minoranze n. 1994/45. Il Progetto di Dichiarazione è al momento al vaglio del Gruppo di Lavoro inter sessioni sulla Dichiarazione dei Popoli Indigeni della Commissione dei Diritti Umani. Un’altra versione in italiano della Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni è pubblicata sul n. 52 di Latinoamerica (ottobre-dicembre 1993), tradotta da una stesura precedente.


Vedi anche:
La Convenzione ILO 169 su popoli indigeni e tribali:
www.gfbv.it/3dossier/diritto/ilo169-conv-it.html
La Dichiarazione di Seattle dei Popoli Indigeni:
www.gfbv.it/3dossier/seattle-it.html
ONU:
www.un.org/ - ILO: www.ilo.org/


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